Chi siamo

EMANUELE BARTOLINI

Classe 1984. Faccio video e scrivo di viaggi.

Se c’è una cosa che ho sempre voluto fare fin da bambino è girare il mondo. Uno dei primi regali che ho ricevuto è stato un atlante e nella prima recita di scuola interpretavo un geologo. Non erano coincidenze! Sono diventato un travel blogger full time grazie anche alla mia passione per il videomaking. Ho visitato oltre 50 paesi, la mia seconda casa è l’Asia e sogno un viaggio attraverso la vecchia via della seta.

Mi fermo solo davanti ad un tramonto e viaggiare è ancora la mia curiosità più grande.

Ho visto gran parte d’Europa da ragazzino. A 18 anni stanco delle vacanze in Versilia, ho preso un volo per la Thailandia insieme al mio migliore amico. Da lì non ho più smesso di viaggiare.

Ho attraversato tutto lo Sri Lanka in auto schivando mucche, carretti e cingalesi. Ho guidato in motorino da Bangkok fino al confine con il Laos, ho forato una gomma in Swaziland, quasi investito un gruppo di giraffe nella riserva del Kruger e ho fatto il 7 miles bridge fino alle isole Keys.

Con una giunca ho risalito il Mekong fino ai vecchi templi di Angkor in Cambogia. Sono stato sulla vecchia montagna del Machu Picchu alla ricerca degli Inca e ho visto Rio de Janeiro dal Corcovado, là dove il Cristo abbraccia l’America Latina.

Ho visto l’alba in Cappadocia sopra una delle tante mongolfiere, ho cercato gli Oranghi in Borneo e bevuto granite al cocomero alle Perenthian. Ho camminato fra le risaie della valle di Sapa, dormito in un allevamento di rospi nel sud del Vietnam e sono finito su un catalogo turco vestito da sultano (ne ho le prove!).

Ho nuotato nel cenote di Valladolid in Messico, fatto kayak sul fiume Kwai, sandboarding a Huacachina e mi hanno visto suonare un mandolino con tre tizi ai piedi delle cascate di Ouzoud.

Provo a parlare il giapponese, il turco, l’arabo e ogni lingua che incontro ma con scarsissimi risultati e le risate di chi mi ascolta.

Ricordo particolarmente bene un tramonto rosso fuoco fra le acque trasparenti delle Barbados e la luce soffusa di un’alba dietro il monte Fuji.

COSTANZA SCHIAVETTI

Classe 1988. Scarabocchio, scatto foto e scrivo di viaggi.

Nella vita vera sono una fashion designer.

Detesto dormire, porto sempre con me un pennarello, sono terribilmente logorroica e adoro lo zenzero. Colleziono maschere dal mondo, non ricordo mai i nomi delle vie e sogno di mangiare una ciliegia gigante.

Costanza Schiavetti

I miei primi viaggi sono stati tutti nel continente europeo ma poi insieme ad un insolito individuo (vedi sopra) sono partita alla scoperta del globo.

Insaziabile di tradizioni, mi sono vestita come una vera tuareg e ho dormito sotto il cielo stellato di Merzouga. Avvolta in un kimono mi sono svegliata in un ryokan nella città termale di Beppu e con abiti aymara ho ballato la danza della pioggia ad una festa di paese sul Titikaka.

Ho incoscientemente cavalcato uno struzzo in Sudafrica e dopo aver lavato un enorme elefante thailandese mi sono lanciata fra le chiome delle foreste di Chiang Mai facendo zip line.

Masticando foglie di coca ho raggiunto le Ande fino a veder volare i condor nella Valle del Colca. Sono stata nell’inferno della Death Valley, ho ammirato le sequoie giganti di Mariposa e, sere prima, provavo la fortuna in qualche casinò di Las Vegas.

Mi sono fatta decine di massaggi in giro per tutta l’Asia ma non dimentico il mio primo fish massage a Siam Reap, dove credo di aver riso per un quarto d’ora senza sosta.

Degustatrice per hobby ho detto ‘SI’ al sushi delle 6.00 a.m. al mercato del pesce di Tokyo, alle cavallette fritte di Khao San Road a Bangkok e al patè di impala del Kruger. Ma ho detto ‘NO’ al durian puzzolente di Penang.

Ricordo di essere collassata di sonno ovunque: nelle cuccette di un treno cinese, in una soffitta traballante ad Amantani, fra i tufi della Cappadocia, su un’antica imbarcazione di legno nella baia di Halong e anche in un tipico hut di fango nel cuore della savana.

Quando viaggio mi affibbiano le più disparate nazionalità: ovviamente brasiliana, senza ombra di dubbio argentina, ma si marocchina e perché no turca! Insomma italiana non piaccio!

E allora…sia forse per questa mia travisata natura camaleontica che amo viaggiare?

Adesso ci conoscete un po’ meglio, ma come è nato questo blog?